A fine anni ‘60 sono venuto ad abitare in via Dalviano nel quartiere dei Grigioni, alla mattina per andare al liceo passavo qui davanti; durante gli esami di maturità entravo tutti i giorni ad accendere una candela che mi portavo
La ruspa
Una mattina del ‘56 abbiamo saputo, col passaparola che stavano mandando una ruspa per abbattere anche la nostra “Gesetta di’ lusert”. Ci siamo radunati tutti qui per protestare, ma non c’è stato verso di convincere quelli del Comune a “
Gesa di’ biss
Nella cascina è nata mia madre e ci abitavano i miei nonni. Fino ai primi anni ’50, quando gli orti furono espropriati per creare la corsia di via Lorenteggio lato n. pari, potevo arrivare alla porticina della chiesetta attraverso l’orto
Il tiro a segno
Ricordo che da bambino, nei primi anni ‘50, alla domenica venivo qui con il mio papà: c’erano solo prati, campi. La Cascina San Protaso non era ancora stata abbattuta. C’era un tiro a segno, dove ora c’è il semaforo con
La cascina di San Protaso
Negli anni ’40 abitavo in centro: durante la guerra anche pagando era difficile trovare da mangiare, allora mamma e io venivamo a piedi qui alla Cascina San Protaso. Arrivavano anche altre donne delle cascine più lontane con i loro pochi
Il rifugio dei partigiani
Mi ricordo che durante l’ultima guerra nella chiesetta si rifugiavano i partigiani, io ero piccola, abitavo nella casa che chiamavano “la ca’ di’ paur” all’angolo con via Redaelli dove c’è la pasticceria. Dicevano che i partigiani si nascondessero in chiesa
La Madonna del Divino Aiuto
In temp de guerra vegnivi chi toti i dì a pregà, davan de la Madonna del Divino Aiuto, per domandag la grazia che el me fieu, alpin, el tornava viv de la campagna di Russia. La Vergin la m’ha ascolta
Ex-voto
Sono nata nel ‘44, avevo gravi problemi di salute e rischiavo di morire. La mia mamma venne qui nella chiesina di San Protaso e portò in dono alla Madonna un quadro, chiedendole la grazia di salvarmi. Eccomi! viva e in
La botola
Da ragazzini, parliamo degli anni ‘40, attraverso la botola che c’era nella chiesetta scendevamo a turno nel cunicolo, con in mano un moccolo di candela. La chiamavamo la “prova di coraggio” e vinceva chi andava più lontano. Nessuno però ha
Cambiamenti
Negli anni ’30 diceva messa presso l’Oratorio di San Protaso il prete della Chiesa del Rosario; andava a prenderlo un calesse della cascina e lo riportava indietro a messa finita. Quando è venuta pronta la chiesa di San Vito avrebbe
Barbarossa e la sorgiva
Un residente del quartiere, ben inserito nell’ambito immobiliare della nostra zona, ci ha fornito un’ipotesi concreta e plausibile che giustificherebbe la presenza del Barbarossa presso il sobborgo di San Protaso: dietro la cascina, che sorgeva dove ora vi è il
