Nella cascina è nata mia madre e ci abitavano i miei nonni.
Fino ai primi anni ’50, quando gli orti furono espropriati per creare la corsia di via Lorenteggio lato n. pari, potevo arrivare alla porticina della chiesetta attraverso l’orto del nonno.
Via Lorenteggio, fino a metà anni ’50, era ad unica carreggiata (l’attuale corsia verso piazza Bolivar) e tra questa e la chiesetta c’era un fossato che costeggiava anche la siepe a protezione degli orti. Non ricordo in che occasione venisse aperta, e se non sbaglio la chiave la custodiva una persona che poteva vederla dalla finestra e abitava in fianco ai miei nonni.
“Gesa di’ lusert” certo è un soprannome poetico, probabilmente dato al vecchio oratorio quando si è ritrovato nello spartitraffico e la cascina è stata abbattuta, ma la definizione che sentivo negli anni ’50 era “gesa di’ biss”: non era difficile vedere le bisce d’acqua nel canaletto che le scorreva in fianco, e che vicino (sotto?) al muro della chiesetta avevano fatto il loro nido.

Gesa di’ biss