L‘Oratorio di San Protaso al Lorenteggio ha una struttura molto semplice, in
stile romanico-lombardo: pianta rettangolare, abside semicircolare, tetto a capanna e soffitto in legno a cassettoni.
Ha una piccola porta d’ingresso ad architrave, sormontata da una finestratonda, chiusa da una grata.
Sul colmo degli spioventi del tetto una piccola croce ci ricorda che è stata un luogo sacro, un luogo di preghiera.
Le due finestre presenti in origine sui lati, verso la zona absidale, sono state chiuse.
Sul lato sinistro, nella parete esterna resta traccia del voltino della finestra originale, mentre una vecchia foto di metà ‘900 mostrava sul lato destro l’esistenza di una finestra.
Al loro posto sono state aperte delle feritoie ogivali: due sul lato destro, una sul lato sinistro, e per non intaccare la parete, internamente affrescata, è stata posizionata trai due dipinti.
Oratorio di San Protaso al Lorenteggio lato sinistro
soffitto in legno a cassettoni
Semplice ed essenziale anche al suo interno, l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio ha pareti imbiancate a calce, impreziosite però da alcuni affreschi di varie epoche che scandiscono la sua lunga storia.
Basta entrare e chiudersi alle spalle il suo portoncino per essere catapultati indietro nel tempo.
Coevo o di poco posteriore alla costruzione dell’oratorio, l’affresco è databile intorno al 1100 e simile a quelli rinvenuti in altre chiese di più certa collocazione storica.
Un affresco molto simile è presente, ad esempio, nell’abside della “Cappella Cittadini” presso la Basilica di San Lorenzo alle Colonne.
In fase di restauro sono stati mantenuti i resti di affreschi realizzati successivamente, sempre comunque in epoca medievale.
Particolari dell’affresco medievale
presente nella parte bassa dell’abside
dell’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio
Secondo alcune ricerche effettuate presso la Civica Raccolta del Castello, l’antico sobborgo di San Protaso sarebbe stato il cardine di una battaglia culminata nel famoso assedio operato da Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, nel corso della seconda Campagna italica.
Lo stanziamento delle truppe del Barbarossa nella nostra zona potrebbe essere giustificato anche dalla presenza di abbondante acqua, necessaria al suo esercito, per dissetare i soldati, per l’abbeveramento dei cavalli, il lavaggio delle ferite.
Proprio dietro la cascina San Protaso vi era infatti un fontanile che potrebbe essere stato meta di soldati e dello stesso Barbarossa.
Di qui nasce forse la leggenda che narra volesse distruggere la chiesetta, per rappresaglia alla resistenza dei cittadini, ma che poi vi si raccolse in preghiera per chiedere la vittoria sui Milanesi, che ottenne nel 1162, e per riconoscenza la risparmiò. Il piccolo oratorio è conosciuto anche come la “chiesetta del Barbarossa”
Nei secoli successivi vi dimorarono eremiti e monaci, come un certo frate, Pietro De Franzonis da Tavernasco, cappellano presso la vicina chiesa di San Cristoforo sul Naviglio Grande, che all’epoca (1364) non disponeva di canonica ed era piuttosto isolata.
Il frate venne quindi ad abitare nell’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, con il vantaggio di essere vicino alla cascina.
Qui maturò l’idea di progettare un ospizio per i molti pellegrini che viaggiavano appunto lungo il Naviglio Grande e che non avevano alcun rifugio od ospitalità.
Fino al termine della costruzione dell’ostello da lui voluto, che sorse di fronte alla chiesa San Cristoforo (utilizzato come Lazzaretto durante la pesta, e infine come canonica) Fra Pietro dimorò quindi nella nostra chiesina.
Affascinante e misterioso, come solo il Medioevo può essere, questo periodo è ancora rivisitabile attraverso i resti che, a Milano e non solo, parlano delle nostre origini: questo grazie a chi si occupa di riscoprire e mantenere vivo l’interesse su questi antichi monumenti, che testimoniano il nostro passato, e magari, come la nostra chiesina, sopravvivono a dispetto dell’avanzare dell’urbanizzazione.
Non importa se questi monumenti parlano di un umile monaco, come Fra Pietro o di un grande condottiero come il Barbarossa, di semplici mezzadri o di nobili feudatari che hanno abitato il nostro borgo, di grandi martiri o di santi poco conosciuti.
E’ bello poter riscoprire le nostre radici prima di organizzare il nostro futuro. “Italia Medievale” ci aiuta in questo: http://www.italiamedievale.org/
Affresco di Santa Caterina da Siena
Questa anonima e minuscola chiesetta, che un tempo si trovava in aperta campagna, fiancheggiata da due piccoli rivoli d’acqua e che ora resiste, stretta in uno spartitraffico, fiancheggiata dalle due carreggiate di Via Lorenteggio, non finisce mai di stupirci.
L’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, infatti, “potrebbe” vantare di custodire uno dei più antichi affreschi di Santa Caterina da Siena (1347-1380) il più antico in Lombardia e “probabilmente” secondo in Italia solo a quello del senese Andrea Vanni (1332 – 1414 ) che risalirebbe a fine ‘300 o alla prima decade del ‘400.
Si ritiene che il pittore, contemporaneo e concittadino della Santa, l’abbia ritratta con i suoi reali lineamenti.
L’affresco si trova nella Basilica di San Domenico a Siena, sulla parete destra della cappella a lei dedicata, dov’è conservata la reliquia con la sua testa.
Caterina morì per malattia, in odore di santità, nel 1380, a soli 33 anni; si adoperò per il ritorno del Papa a Roma, (da Avignone) si prodigò nell’assistenza a poveri ed ammalati e lasciò molteplici scritti, alcuni olografi altri dettati ai suoi discepoli.
L’affresco presente nell’ Oratorio di San Protaso al Lorenteggio ritrae la Santa nell’abito bianco con il manto nero tipico delle monache Domenicane, note come le Mantellate.
Regge un Crocefisso, simbolo delle stigmate ricevute, forse un libro, simbolo del lascito epistolare, o di fedeltà al Vangelo, e dei gigli, simbolo di purezza: in quella zona l’affresco non è paricolarmente nitido, e non abbiamo trovato immagine più antiche che possano confermare questa ipotesi.
L’affresco più antico raffigurante S. Caterina da Siena
dipinto da Andrea Vanni fine ‘300 primi ‘400
e conservato nella Basilica di San Domenico a Siena
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La particolare devozione degli abitanti della zona per la Madonna Del Divino Aiuto (ritenuta miracolosa) salvò nei secoli, e in più occasioni, il piccolo Oratorio di San Protaso al Lorenteggio dalla demolizione. Ancora oggi questa effige della Vergine Maria è venerata dai cittadini del quartiere che si rivolgono a Lei per chiedere ogni tipo di grazia: non è raro trovare lumini o mazzi di fiori sulla soglia della chiesetta.
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