A fine ‘700 arriva a Milano Napoleone Bonaparte e, come “si narra”, l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio venne requisito ed usato come deposito di armi dalle sue truppe (giunte in città dopo la battaglia di Lodi il 21 maggio del 1796).
Dopo quest’uso improprio si smise di utilizzare l’Oratorio come luogo di culto e fu abbandonato al più completo degrado.
In seguito fu usato come fienile e rimessa degli attrezzi dai contadini della vicina cascina, divenne rifugio di senza dimora e “pare” fosse utilizzato, come covo di cospirazione, dal Conte Federico Confalonieri e altri “Carbonari” che si radunavano in questo luogo “fuori porta” per organizzare i moti insurrezionali del 1820 contro gli Asburgo.
“Si dice” per la presenza nella cappella dell’effige di Santa Caterina da Siena, cui i nobili erano particolarmente devoti, ma il motivo probabilmente era solo di ordine logistico.
La chiesetta era infatti raggiungibile da un cunicolo segreto che, dall’interno delle mura spagnole, sbucava nel piccolo oratorio attraverso una botola nella zona absidale.
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Non sappiamo con certezza da quale punto della città partisse quel passaggio segreto: dalla Pusterla di Sant’Ambrogio, dalla Basilica di San Vittore al Corpo o addirittura dal Castello Sforzesco? Certamente evitava ai cospiratori di essere visti e di dover percorrere nottetempo pericolose stradine buie in mezzo ai campi. Il passaggio fu definitivamente chiuso, non durante i lavori di restauro come si pensava, ma quando venne posizionato un piccolo altare, negli anni ’30, custodendo lungo il suo percorso chissà quali altri segreti. |
“Si narra” anche che alcuni contadini, volendo usare la chiesetta come abitazione, avessero dato una mano di calce alle pareti per ripulirle, nascondendo anche gli affreschi danneggiati dall’uso che era stato fatto della chiesina nell’ultimo secolo.
L’affresco della Madonna del Divino Aiuto però era più nitido e luminoso di prima, e questo avvenne per ben tre volte.
Abbandonata quindi l’idea di adibire l’oratorio ad abitazione, si riprese ad utilizzarlo come luogo di culto e di preghiera; questo evento, giudicato prodigioso dai contadini, lo salvò dall’abbattimento previsto nel 1877 per il progetto della strada verso Abbiategrasso.
L’Oratorio viene nuovamente adibito alla professione del culto, per qualche tempo sotto San Pietro in Sala, cui dipendeva territorialmente a quell’epoca, dopo che con la secolarizzazione dei monasteri gli Olivetani avevano lasciato le zone dei Corpi Santi. La chiesa di San Pietro viene annessa con i propri territori alla nuova chiesa di Santa Maria del Rosario, eretta nel 1909, così pure l’Oratorio di San Protaso. Si riprende così a celebrare la messa e saranno proprio gli abitanti della vicina Cascina San Protaso ad andare col calesse a prendere il sacerdote in parrocchia e riaccompagnarlo dopo la funzione, purché la chiesetta rimanga ancora simbolo della loro religiosità.
Siamo ai primi decenni del ‘900: l’urbanizzazione di Milano non risparmia la zona del Lorenteggio, non più comune autonomo, ma frazione del Comune di Corsico, da cui viene staccato, dal governo fasista, per essere inglobato nel Comune di Milano nel luglio 1923, riesumando il provvedimento napoleonico. Nel 1808 infatti era già stato inserito nel territorio del Comune di Milano, per ragioni di dazio.
Quando quasi tutti i cascinali, anche di notevole pregio architettonico, come la Cascina Arzaga, vengono abbattuti per lasciar spazio ai grandi e moderni palazzi che cominciano a sorgere nel quartiere, il Comune decide di abbattere anche l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, la piccola e cadente chiesetta, soppiantata nella devozione dei fedeli della zona dalla nuova chiesa parrocchiale sorta negli anni ’30 al Giambellino e dedicata a San Vito.
L’oratorio, ormai in disuso, è frequentato solo dalle lucertole che trovavano riparo tra le sue pietre e per questo soprannominata la “Gesetta di’ lusert”, ma pur sempre cara ai borghigiani del Lorenteggio, che ancora una volta si oppongono alla decisione di abbattimento, da parte del Comune, dell’ultimo resto di storia del loro quartiere: quel quartiere che ha ormai perso completamente la sua identità contadina.
Arrivano gli anni ’50: è necessario tracciare nuovi percorsi stradali, previsti dal piano regolatore, ed allargare la via Lorenteggio, a quei tempi ad una sola carreggiata, a doppia corsia, alla destra della chiesina. Il Comune di Milano, che ha espropriato i terreni sui quali sorge l’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, intende abbattere la chiesetta per permettere l’allargamento della strada, ma gli addetti del Comune nonché i progettisti si scontrano con gli abitanti del quartiere che ancora una volta si oppongono tenacemente alla sua demolizione.
La sorte dell’Oratorio sembra ormai segnata, ma fortunatamente la piccola costruzione viene risparmiata, grazie ancora una volta alla protesta popolare e ad un evento straordinario, capitato una mattina del 1956, che farà riflettere gli addetti ai lavori: il blocco del motore della ruspa che si apprestava a dirigere la sua pala per abbattere la chiesetta.
Il progetto viene dunque rivisto: lasceranno al suo posto la chiesina, costruiranno uno spartitraffico tra i due sensi di marcia e restringeranno un po’, in quel punto, la sede stradale.
La “chiesetta delle lucertole” è salva, ma del tutto abbandonata e fatiscente, aperta notte e giorno per chi vuole dire una preghiera, accendere un cero, chiedere una grazia o appendere un “ex voto”, ma anche per chi la utilizza come proprio rifugio notturno, lasciando ogni sorta di rifiuti: “nott e dì gh’è semper ‘vert a la gesa di’ lusert”, come cantava Piero Mazzarella che volle dedicarle una canzone: “La gesa di’ lusert”
La gesa di’ lusert
(testo di P. Mazzarella, musica di B. Mojetta)
L’è ona gesa che gh’è in su la strada che pòrta a Abiatgrass,
la gh’ha minga el sagraa e l’è fada de sass;
l’è freggia d’inverno, co’ i mur che se lassen andaa,
ma la cros del Signor la te manda calor.
Nott e dì gh’è semper ‘vèrt a la gesa di’ lusert,
lì ghe prega la pòvera gent, senza cà, senza nient.
Famm la grazia anca a mi, che son pòver come ti,
ti tel see che son senza pretes,
scusom tant se hoo pregaa in milanes.
Quand l’è primavera e in de l’aria l’è teved el sol,
caccen dent el crapin e stan li a curiosà,
la famiglia luserta: i fiolin con la mamma e ’l papà
li de sòtt de la cros preghen forsi anca lor.



